Milano/Cortina, 21 febbraio 2026 – Se cercate la “quota rosa”, avete sbagliato posto. Qui c’è solo la quota eccellenza. Dal 13 febbraio a oggi, il medagliere di Milano Cortina 2026 ha tanti cognomi prestigiosi preceduti da nomi al femminile. Mentre la narrazione generalista si incaglia ancora in aggettivi stucchevoli, le atlete azzurre smontano il racconto con i fatti: 93 convocate su 196 (47%), la delegazione più paritaria di sempre. I numeri sono solo la cornice; il quadro è fatto di fatica, serietà, allenamento, muscoli, lamine. Insomma, tutti aspetti assolutamente normali quando si parla di sport.
Lo sci alpino risponde al nome di Federica Brignone. Con l’oro nel Gigante conquistato a 35 anni e mezzo, non ha solo vinto: ha dato una lezione di biomeccanica su un tracciato ghiacciato che ha tradito metà delle favorite. È la sciatrice italiana più vincente della storia: 37 successi in Coppa del Mondo, 2 Coppe del Mondo generali, 5 di specialità, oltre alle medaglie olimpiche. Un curriculum monumentale. Eppure, a un certo punto, l’attenzione si è dovuta spostare sul (forse) fidanzato modello, con tanto di fotografie acchiappalike. Il solito copione.
C’è un ambito che, nelle telecronache di questi Giochi, ha brillato per piacevolezza, completezza e rigore: un plauso quindi a Kevin Kok e Dimitri Sartor, che hanno raccontato gli sport più estremi e spettacolari sulla neve (Big Air, Halfpipe, Slopestyle, Mogul, Dual Moguls, Aerial, Ski Cross), creando nuove schiere di appassionati. Loro hanno accompagnato la vera scossa tellurica di questa edizione: la giovanissima Flora Tabanelli. Il suo argento nel Freeski Big Air (181.25 punti) non è solo una medaglia: è il manifesto della Generazione Z: a 18 anni vola dove le altre temono di cadere e regala la prima medaglia olimpica italiana nel freestyle femminile, settore che sotto l’egida FISI ha visto un incremento di tesserate del 12% nell’ultimo quadriennio.
Poco distante, nello snowboard, Lucia Dalmasso ha trasformato la neve di Cortina in bronzo nello Slalom Gigante Parallelo, battendo Sabine Schöffmann per soli 0.24 secondi. Determinazione e tavola: un binomio che finalmente paga e questa attenzione mediatica, almeno in questo caso tutta sportiva, conforta. Un conforto che dura poco visto ciò che è accaduto a Eileen Gu, vittima e protagonista della più prevedibile sciatteria giornalistica di questi Giochi: sala stampa, atleta disponibile e la domanda che arriva puntuale come una caduta sul ghiaccio: vincere due argenti significa aver perso due ori?
La sua reazione è pop, è politica. Come prima risposta ride, una risata grassa, rumorosa, sana. Di quelle che servono, per fortuna e finalmente. Una risata terapeutica per chi ascolta e destabilizzante per chi l’ha provocata. Poi, con la calma di chi sa esattamente dove mettere le parole, ribalta il tavolo: <Sono la sciatrice freestyle più medagliata della storia. Penso che questa sia una risposta sufficiente. Come posso dirlo? Vincere una medaglia olimpica è una esperienza che cambia la vita di ogni atleta. Farlo cinque volte è difficilissimo, perché vincere ogni medaglia è ugualmente difficile per me, ma le aspettative di tutti gli altri aumentano. E quindi la situazione delle due medaglie perse, a essere sincera, penso che sia una prospettiva piuttosto ridicola. Sto mostrando il mio miglior sci. Sto facendo cose che letteralmente non sono mai state fatte prima. E quindi penso che sia più che sufficiente. Ma grazie>. In pochi secondi, Gu trasforma una domanda pigra in uno uppercut elegante al patriarcato sportivo, a quell’idea tossica per cui una donna deve sempre giustificare ciò che non è “il massimo”. No: non ha perso un oro, ha vinto una medaglia. E ha ricordato a tutti la grandezza di un podio olimpico, che sia d’oro, d’argento o di bronzo.
A chi pensa che le squadre miste siano un “aiutino”, l’invito è a guardare le statistiche. Nel Curling Mixed Doubles, la semifinale raggiunta dall’Italia porta la firma di Stefania Constantini: percentuale di precisione sui draw dell’84%, una freddezza che ha trascinato il partner nei momenti di crisi.
E poi c’è lo Short Track. Il 16 febbraio la staffetta mista ha preso l’oro grazie a un ultimo cambio tra Arianna Fontana e Martina Valcepina che dovrebbe essere studiato nelle facoltà di fisica. Tempo record: 2:37.15. Fontana, con questo metallo, è ormai sola nell’Olimpo dei più medagliati italiani di sempre, ignorando le polemiche federali con la consueta, tagliente indifferenza. Ricordiamolo bene: si chiama Arianna Fontana ed è, in assoluto, l’atleta italiana più medagliata di sempre. Possiamo anche ridondare: Arianna Fontana, Arianna Fontana, Arianna Fontana.
Nel biathlon, Lisa Vittozzi ha sigillato la sua settimana perfetta con l’oro nell’Inseguimento, dimostrando che il tiro a segno è, prima di tutto, una questione di battito cardiaco controllato. Se vi siete persi la gara, recuperatela.
I Giochi di Milano Cortina ci dicono che il linguaggio deve cambiare. Le atlete non sono “fidanzate di” o “mamme coraggio”. Sono professioniste che spostano l’asse della gloria nazionale. Se GiULiA Giornaliste segnala che solo il 30% delle cronache usa un linguaggio neutro, significa che la salita è ancora ripida. Ma, come insegna Federica Brignone, è proprio sul ripido che si vince.
