L'atletica cambia regia: nuove linee guida contro le inquadrature sessualizzanti | Giulia
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L'atletica cambia regia: nuove linee guida contro le inquadrature sessualizzanti

L'EBU rivoluziona la regia dell'atletica femminile vietando inquadrature sessualizzanti per rimettere al centro la pura performance tecnica, salvaguardando al contempo la professionalità e la dignità delle donne nello sport. Una svolta culturale necessaria, con l'obiettivo che queste nuove linee guida escano presto dalle piste per estendersi stabilmente a tutti gli altri sport femminili.

L'atletica cambia regia: nuove linee guida contro le inquadrature sessualizzanti
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Elena Miglietti Modifica articolo

20 Luglio 2026 - 11.28


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Per anni, guardando una gara di atletica femminile in televisione, è capitato di vedere telecamere infilarsi dove la prestazione sportiva non c’entrava nulla: zoom insistiti, riprese dal basso, replay al rallentatore che non spiegavano il gesto tecnico, ma finivano per trasformare il corpo delle atlete in un oggetto da osservare. Non era una questione di sensibilità. Era una questione di narrazione. Una battaglia che, come GiULiA giornaliste, avevamo portato al centro di un corso di formazione già a fine 2019, segnalando non solo la tossicità di certe inquadrature, ma anche la mobilitazione di molte atlete per ottenere divise di gara meno succinte. Oggi, finalmente, qualcosa cambia. L’European Broadcasting Union (EBU), l’organizzazione che riunisce le principali emittenti pubbliche europee, ha pubblicato nuove linee guida per la copertura televisiva dell’atletica femminile. L’obiettivo è semplice e rivoluzionario insieme: riportare al centro ciò che dovrebbe esserci sempre stato, cioè la performance.

Le indicazioni sono state elaborate insieme a European Athletics e con il contributo diretto di tre atlete. Tra loro la britannica Holly Bradshaw, campionessa del salto con l’asta, che ha raccontato di essersi vista trasformare in protagonista involontaria di video diffusi online e accompagnati da commenti molesti. La serba Ivana Španović, una delle migliori lunghiste degli ultimi vent’anni, ha spiegato che certe riprese non sono soltanto fastidiose: distraggono durante la gara e possono lasciare conseguenze sulla salute mentale delle sportive.

Le nuove regole chiedono ai registi di evitare le inquadrature dal basso, le riprese da dietro, gli zoom ravvicinati sul corpo e i replay rallentati che non abbiano alcuna utilità tecnica o narrativa. Nelle gare di corsa si raccomanda di non riprendere le atlete da sotto il bacino. Nei salti vengono suggerite angolazioni che valorizzano la rincorsa, il gesto atletico e la tecnica. Le immagini evocative, di copertura restano possibili, ma solo se raccontano davvero l’atleta e non la riducono a un corpo da consumare con lo sguardo.

«Lo sport femminile merita di essere visto, trasmesso e valorizzato su un piano di parità», ha spiegato Glen Killane, direttore di EBU Sport. Perché una regia non è mai neutrale. Decide cosa mostrare, ma soprattutto cosa considerare importante.

Le atlete non correranno più veloci per questo. Salteranno alla stessa altezza, lanceranno alla stessa distanza. A cambiare dovrà essere chi le guarda o, più precisamente, chi decide come guardarle.

In fondo non è una rivoluzione tecnica, è una rivoluzione grammaticale. Per anni il soggetto è stato il corpo. Adesso si prova a rimettere il gesto atletico all’inizio della frase. 

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