Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Il Giornale, L’Avvenire, Domani, il Fatto quotidiano, Il Sole 24 ore, Qn, Il manifesto, Libero, La Verità, La Gazzetta dello Sport, Tuttosport, Il Corriere dello sport.
Dal 13 al 18 aprile 2026
Le firme in prima pagina uomini 783, donne 243
Editoriali commenti analisi: uomini 223, donne 38
Le interviste: a uomini 396, a donne 77
Questa settimana il 16 aprile c’è stato lo sciopero dei giornalisti indetto dalla Fnsi, quindi il numero delle firme e delle interviste ne è ovviamente stato condizionato. Ci siamo interrogate su come regolarci con i 4 giornali che il 16 sono usciti lo stesso, oltre a il Manifesto che essendo pubblicato da una cooperativa era titolato ad uscire. Alla fine abbiamo deciso di monitorarli comunque: sono La Gazzetta della sport, La Verità, Il Giornale, Libero che si autodefinisce una cooperativa seppure controllata di fatto dal gruppo Angelucci. La politica interna ed estera come vedrete ha dominato la scena.
Politica
Non è stata certo una settimana banale quella appena trascorsa dal punto di vista politico e di genere, molto dinamica, con riposizionamenti clamorosi sul fronte delle alleanze e delle posture su tutti i lati degli schieramenti, caratterizzata da un marcato protagonismo femminile attorno a quattro figure: Giorgia Meloni, Elly Schlein, Silvia Salis, Marina Berlusconi. E’ chiaro che si è aperta la competizione per le politiche del 2027 ed è in larga parte tra donne.
Per quanto riguarda Meloni quattro le tappe cruciali in 6 giorni: le elezioni perse dall’amico Orbàn, lo strappo con Trump dopo gli attacchi di quest’ultimo al Papa, la sospensione del memorandum di accordo con Israele, le foto opportunity con Macron al vertice dei volenterosi di Parigi. In pochi giorni quindi rotture di vecchi sodalizi per collocarsi più saldamente nel quadro europeo. Il culmine è stato raggiunto con l’intervista di Trump alla bravissima corrispondente dagli Stati Uniti del Corriere della sera Viviana Mazza, nella quale The Donald attacca duramente Meloni definendo inaccettabile il fatto che lei abbia difeso il Papa definendo inaccettabili gli attacchi del presidente. Molto diverse le letture dei vari giornali. Repubblica si sofferma sulle nove ore di silenzio e tentennamenti prima della nota ufficiale di Palazzo Chigi in difesa del Papa. Per Belpietro (La Verità), questo divorzio all’americana è un assist che permette a Meloni di cercare una terza via tra USA ed Europa. Una posizione condivisa da Flavia Perina che sulla Stampa, titola “You are fired” (il celebre”sei licenziato” di Trump) e sottolinea che questo strappo le consente di ripulire il suo profilo internazionale, allontanandola dal radicalismo trumpiano per avvicinarla a un conservatorismo europeo più istituzionale. Marcello Sorgi (La Stampa) e Antonio Padellaro (Il Fatto Quotidiano) interpretano la sua difesa del Papa e il distanziamento da Trump come un tentativo di accreditarsi presso l’elettorato cattolico e le istituzioni europee (stile CDU tedesca). Mentre il Manifesto come al solito fa bingo con il titolo “Era una Maga”, sottolineando la fine di un idillio senza dimenticare che Meloni, un tempo voleva il Nobel per la pace per Trump. Giorgia Serughetti su Domani sminuisce la svolta parlando di furbizia mentre Eugenio Fatigante su Avvenire parla di una reazione tardiva, in vista delle prossime elezioni, più che di una visione: «Per sperare in un bis nel 2027 e non finire fuori dai giochi come il suo ex alleato Orban, Meloni è costretta a ritagliarsi un “sovranismo su misura”; e a darsi quel coraggio che finora non aveva mostrato». Molti si soffermano su come viene ricalibrata l’immagine e la postura di Meloni: Ilario Lombardo (La Stampa) analizza la metamorfosi plastica della premier in tailleur rosso tutta sorrisi e abbracci con Macron a Parigi.
Anche per Elly Schlein cambio di passo: innanzitutto ha destato scalpore la rapidità con cui la segretaria del Pd ha difeso in parlamento la premier dagli attacchi di Trump. Per Massimo Gramellini (Corriere della Sera) è il “miracolo di Trump”, mentre per Padellaro (il Fatto)è una mossa per accreditare il PD come forza di governo responsabile. Anche lei schierandosi con il Papa è a caccia dei voti cattolici. Il nodo Primarie: Schlein frena sulipotesi di consultazioni interne. Dai dati di Repubblica emerge la sua disponibilità a correre alle primarie, ma con “alternativa di un accordo di coalizione” modello destra (chi prende più voti guida). Il Fatto Quotidiano legge in questo rinvio al 2027 il timore della crescita di Conte e l’ombra di nuove figure emergenti.
Una di queste è certamente Silvia Salis, che dopo la sua disponibilità a candidarsi a capo della coalizione del centro sinistra, poi in qualche modo ritirata fino alla fine del mandato come sindaca e dopo vari exploit mediatici molto seguiti, tra tutti il dj-set in piazza Matteotti a Genova, è oggetto di molti articoli sia da destra che da sinistra, segno che è considerata una competitor temibile. Paradossalmente uno dei ritratti più positivi lo abbiamo letto su Libero dove Susanna Barberini ne traccia un profilo lusinghiero: «Pragmatica e mai sopra le righe, qualcuno dice insipida, porta nella politica un tratto che il centrosinistra sembra aver smarrito, cioè l’agire, lo stare in mezzo alla gente. Anche la sua comunicazione social si muove in questa direzione: meno liturgia di partito, più esposizione personale, messaggi semplici, capacità di tenere insieme energia, ambizione e riconoscibilità fatta anche da dettagli glamour, come la borsa Vuitton o gli occhiali Bottega Veneta. La papessa laica dei Tarocchi». Tagliente sempre su Libero Annalisa Terranova che parla della sindaca «stilosa che grazie ali social vuole scalare la sinistra, campionessa di immagine, una candidata brandizzata che mette tanto antifascismo e propal, flottiglia nelle sue dichiarazioni ma non ha mantenuta le promesse su Genova per i primi 100 giorni». Fabrizio Roncone (Corriere della Sera) la descrive così: «Mediaticamente fresca, di ambizione sfrenata, di rapace determinazione, furba , bella, bionda, brillante, spavalda, competitiva. Una così il suo piano d’azione deve averlo deciso da tempo: vuole arrivare a palazzo Chigi senza passare dalle primarie». Feroce Selvaggia Lucarelli che sul Fatto Quotidiano fa character assassination e la definisce un prodotto di laboratorio; progettato per essere anti- Meloni. «Finta sinistra dal volto “instagrammabile. Anche sul piano estetico è stata progettata per rappresentare l’anti-Meloni: alta un metro e ottanta per evocare superiorità morale, ma anche genetica, bionda come Giorgia ma con una chioma sintetica, resistente a eventi atmosferici e politici avversi e scolpita a colpi di piastra Ghd, sopracciglia scolpite dalla matita di Massimiliano Fuksas nonché una voce ferma calibrata, quasi istituzionale, progettata per non incrinarsi mai».
Altra protagonista Marina Berlusconi che senza nessun incarico si sta occupando della regia del partito proprietario Forza Italia in un complicato giro di pedine. Clou della settimana lo scontro col Fatto Quotidiano dopo un ritratto decisamente velenoso; di Pino Corrias che specula su una sua discesa in campo. Corrias la descrive come una figura in fase di restyling totale con esercizi di postura e voce davanti allo specchio, l’ingaggio di un dialogue coach per correggere il tono di voce infantile e persino del ricorso ad autori di Ciao Darwin per scrivere i testi politici. Poi indugia su dettagli personali, descrivendola mentre pettina le piante in Mondadori o si dedica a sessioni solitarie in palestra per scolpire ciò che la chirurgia estetica ha inciso sulla sua pelle. La risposta di Berlusconi viene consegnata a Dagospia e ripresa da tutti i giornali: definisce le ricostruzioni di Corrias come fantasie; figlie di un disprezzo per il genere femminile “cavernicolo”. Berlusconi utilizza il lessico caro alla sinistra per colpire il giornalista, accusandolo di fare del palese body shaming e di manifestare una mentalità retrograda, misogina e patriarcale. Non elegante la controreplica di Corrias: «L’ossessione che mi attribuisce per suo padre, con tutta evidenza riguarda lei e il suo specchio». Su Domani Franco Monaco mette in luce un’incoerenza di fondo, sottolineando come faccia sorridere che Marina Berlusconi accusi gli avversari di sessismo oggi, quando in passato è stata “molto indulgente”; verso i comportamenti e il linguaggio del padre nei confronti delle donne.
Una nota: siamo sempre al liberi tutti sul maschile e femminile, soprattutto sui giornali della destra, tra il premier, la premier, il sindaco, la sindaca. Non è il caso di darsi una policy?
Esteri
Per quanto riguarda gli esteri, come abbiamo già anticipato per le ricadute in politica interna questa è stata una settimana segnata da notizie potenti, prima su tutte quella dell’attacco diretto del presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Papa Leone XIV e la conseguente rottura, senza precedenti, del rapporto tra Roma e Washington. E tra Trump e Meloni che ha difeso Papa Leone. Avvenire intervista la teologa Marinella Perroni, che afferma che le parole del Papa sono una “spina nel fianco” per i sovranisti. Allo stesso tempo emerge la crisi di credibilità del vice di Trump, JD Vance, accusato dai cattolici americani di aver tradito la fede per difendere l’indifendibile. L’amministrazione Trump di rimando taglia 11 milioni di dollari di fondi alla Catholic Charities per l’assistenza ai migranti e continua la politica dei rimpatri forzati: tra i casi più clamorosi quello della deportazione di una 86enne francese. Il Fatto Quotidiano si focalizza sui contraccolpi (titolo “Negli States crolla tutto”) dovuti alla rottura dei negoziati con l’Iran. E raccoglie soprattutto sulle voci del mondo Maga più ascoltate, che anche loro come i cattolici Usa, quotidianamente criticano, e insultano e accusano il loro ex beniamino, Trump. In particolare, riferisce di Megyn Kelly che conduce uno show seguito da oltre “4 milioni di “conservatori duri e puri”. Rivolgendosi a loro ha dichiarato: «Sono stufa di questa m. di guerra! Trump può comportarsi come un essere umano normale?».
Ma all’inizio della settimana, a tenere banco sono state le elezioni ungheresi che hanno segnato una svolta storica con la vittoria di Peter Magyar. Il Corriere della Sera traccia un profilo del vincitore: un ex insider del sistema (ex marito della ministra Judit Varga) che ha rotto con Orbán dopo il grave scandalo degli abusi sessuali su minori insabbiati. Il Manifesto dà voce al dissenso interno a Budapest e riporta lo scetticismo della comunità LGBTQ+ e degli attivisti ungheresi. Molti temono che per le minoranze non cambierà nulla e che la struttura di potere rimarrà simile. Da sottolineare l’immagine elegante che pubblica Il Giornale per parlare delle elezioni in Ungheria: si vedono i fondo schiena di alcune donne dentro le urne elettorali, vestite con gli abiti tipici della tradizione ungherese.
Si torna a parlare di Epstein con il caso Amanda Ungaro: Repubblica anticipa l’intervista di Report alla ex modella che accusa il suo ex Zampolli (uno degli uomini più vicini al presidente degli Stati Uniti) e Trump di legami oscuri con la rete di Epstein. In particolare il Corriere si sofferma sul coinvolgimento del nome di Zampolli nei file Epstein, trasformando un caso di gossip in un nodo politico complesso.
Il Sole 24 Ore riaccende i riflettori su Gaza, della cui situazione attuale si parla pochissimo, e approfondisce il report ONU sulle donne a Gaza, aggiungendo dati drammatici sulla malnutrizione e la distruzione delle strutture sanitarie. Il report di UN Women rivela che tra il 2023 e il 2025 nella striscia sono state uccise 47 donne al giorno.
Cronaca
Varia e tragica, la cronaca di questa settimana, raccontata dai quotidiani con sufficiente compostezza . Non è mancato il femminicidio ( ma forse sono due due o tre, si sta indagando su casi ancora non chiariti) e l’elenco infinito si allunga continuamente, come ci confermano i quotidiani di domenica 19 con un nuovo sanguinoso episodio. Come al solito si è trattato del tragico rito legato a una separazione non accettata. E ancora una volta si tratta di una decisione presa da una donna e vissuta dal partner come un insulto ( o un abbandono) intollerabile.
Ampia la copertura del caso di Patrizia Lamanuzzi, 54 anni, uccisa a Bisceglie dal marito Luigi Gentile, 61 anni, che l’ha spinta dal balcone prima di suicidarsi. Come ricordato da Repubblica e dal Corriere l’uomo non accettava la separazione. La Stampa utilizza espressioni discutibili e romanticizzanti («i loro corpi l’uno accanto all’altro, per l’ultima volta»), mentre Il Giornale parla di tragedia maturata al culmine di un litigio. Il Messaggero aggiunge al caso quello di un’altra donna volata giù da un terrazzo, una badante ucraina Florea Florina . L’uomo che la ospitava, l’ ottantasettenne Mariano Pinna è sotto indagine. E già che ci siamo si richiamano anche altri femminicidi: il QN ricorda l’ergastolo a Nicola Gianluca Romito per l’uccisione della moglie Laura Papadia a Spoleto e riferisce del processo per l’omicidio di Pamela Genini, uccisa con 76 coltellate dall’ex compagno Gianluca Soncin, il 14 ottobre scorso. L’uomo è accusato di omicidio volontario pluriaggravato. Nel frattempo , per aggiungere orrore al delitto, qualcuno ha anche violato la tomba di Pamela decapitandolo e portando via la testa. Il Messaggero infine riferisce un caso “esemplare” nella sua tragicità: «Botte e stalking alla moglie per impedirle di lavorare. Denunciato un diplomatico». Si tratta del console di un non meglio specificato paese africano, accusato di violenze fisiche e psicologiche contro la moglie per ostacolarne l’autonomia lavorativa. Secondo l’inchiesta, la donna avrebbe subito per anni aggressioni, minacce e comportamenti persecutori. Il caso riaccende l’attenzione su stalking e abusi domestici, spesso sommersi nonostante le denunce. Ma anche su quanto questo tipo di situazioni siano trasversali .
E c’è un’altra storia inquietante e ancora piena di mistero , quella dell’avvelenamento con ricina di Antonella Di Vita e la figlia Sara Di Vita, morte dopo Natale a Campobasso. Il marito e padre Gianni De Vita , l’altra figlia Alice e la cugina Laura Di Vita sono al centro delle indagini: Repubblica evidenzia i “non ricordo” del marito e i sospetti sulla cugina, riferendo delle incongruenze e dei complessi rapporti familiari. il Corriere della Sera riferisce che sono state ascoltate quaranta persone.
Uno dei casi più discussi, visto l’ambiente da cui proviene l’accusato, è quello del calciatore della Reggiana Manolo Portanova, condannato a sei anni per violenza sessuale di gruppo ai danni di una ventenne a Siena. La Gazzetta dello Sport riporta la condanna sottolineando che il giocatore continuerà ad allenarsi e giocare e citando la sua autodifesa. Il QN insiste sul peso della conferma della sentenza in appello e sulle proteste delle associazioni femminili e così La Stampa, con un commento di Giulia Zonca che assume un tono critico verso la scelta della squadra di schierarlo comunque, ricordando anche la versione della vittima e le risultanze processuali.
Prosegue intanto l’epopea della cosiddetta “Famiglia del bosco”: la notizia di questa settimana riguarda la madre Catherine Trevallion. Il Corriere della Sera con Valentina Baldisserri, racconta che Catherine non potrà incontrare i bambini per il proprio compleanno. Lo stesso quotidiano riporta la relazione tecnica dei consulenti che parlano di disorientamento e sradicamento affettivo dei bambini dopo la separazione dalla mamma,( che intanto sta per dare alle stampe un suo mémoir per Solferino) . Rincara la dose La Verità, che insiste sugli effetti negativi della permanenza in comunità e riporta anche il commento della Garante per l’infanzia che parla di rischio di “riprogrammazione quasi orwelliana”. Il caso viene quindi costruito come confronto tra valutazioni istituzionali e benessere dei minori.
Il Pandorogate che coinvolge Chiara Ferragni viene trattato da più testate. QN riporta il proscioglimento dell’influencer dall’accusa di truffa aggravata. Repubblica sottolinea la pubblicità ingannevole ma senza aggravante della minorata difesa. Il Giornale evidenzia che non si tratta di assoluzione piena. Un’altra questione giudiziaria che ha fatto molto scalpore è quella della concessione della grazia a Nicole Minetti, ex consigliera regionale berlusconiana condannata per induzione alla prostituzione e peculato a poco meno di 4 anni di carcere. Il Corriere della Sera con Elvira Serra intervista la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni che ha firmato il parere positivo per la grazia. In questa decisione hanno contato l’età, all’epoca dei fatti Minetti era molto giovane, e l’ attività successiva particolarmente meritoria: volontariato in Italia e all’ estero. In un box si spiega la nuova vita di Minetti in parrocchia e alla Lilit.
Tra i casi di cronaca che hanno come protagonisti o vittime persone giovani, La Stampa racconta la diffusione delle foto intime di una quindicenne da parte di un sedicenne in una scuola di Biella, con accuse anche di istigazione al suicidio. Repubblica segnala invece la presenza di liste di ragazze in alcuni licei romani e il racconto di uno stupro circolato tra studenti. Il disagio giovanile è affrontato dal Corriere della Sera con l’intervista alla neo presidente del Tribunale dei minori di Milano Paola Ortolan, che segnala l’aumento dei reati violenti tra adolescenti che spesso non colgono nemmeno le conseguenze dei propri comportamenti. «L’ empatia è l’ antidoto alla violenza, ma non ci sono risposte facili per troppe domande che ci dobbiamo porre. In un anno tra i giovani omicidi e tentati omicidi sono triplicati, e aumentano i maltrattamenti in famiglia. Allarmante anche il numero di adolescenti che accedono alle strutture di neuropsichiatria in emergenza». Sullo stesso urgente argomento La Stampa intervista la psicoterapeuta Stefania Andreoli, che critica gli stereotipi sui maschi e l’uso eccessivo dei devices da parte dei genitori.
In un contesto di violenza giovanile incontrollata si inserisce anche il caso dell’omicidio di Giacomo Bongiorni, ucciso da un gruppo di ragazzi a raccontato dal Corriere della Sera con l’intervista alla compagna Sara Tognocchi. intervista corretta, a parte la domanda su come si erano conosciuti. Che c’entra?
Dulcis in fundo Repubblica riporta i dati del rapporto Vox, l’Osservatorio italiano sui diritti che fotografa l’odio online: il 43% dei post misogini ha firme femminili, percentuale raddoppiata in un anno, perché lo scorso anno erano il 20%. Una percentuale sempre più vicina a quella degli uomini, Usare pubblicamente termini come “ritardata”, “mestruata”, “bambola” è sempre più normale anche per il genere femminile, come gli stereotipi che vogliono le donne insicure, isteriche, inadatte per certi ruoli, per non parlare di quando hanno figli.
Economia
Gli effetti della guerra, dal prezzo dell’energia allo spettro della recessione globale, hanno naturalmente avuto grande spazio nelle pagine di Economia. Quello che risulta evidente è che su questi temi le firme femminili sono rare, e praticamente assenti le esperte e le analiste. Fra le eccezioni, il pezzo di Elisa Campisi su Avvenire che partendo dagli scenari disegnati dal Fondo monetario internazionale, in cui i Paesi poveri importatori di energia rischiano di pagare il prezzo più alto della crisi, si concentra sugli effetti della spesa della difesa che apparentemente rivitalizza l’economia ma si traduce sempre in un crollo del Pil. All’aumento della spesa per le armi inoltre corrisponde sempre una drastica diminuzione della spesa sociale. Stesso esito nello studio di Elsara Badri del Global Alliance on War, Conflit And Health, con il ricercatore della università di Oxoford Ahadi Khogali, pubblicato da Lancet: ogni aumento dell’1% della spesa militare corrisponde a una riduzione dello 0,63% della spesa sanitaria (96% per i paesi più poveri). Roberta Amoruso sul Messaggero invece analizza il legame tra il conflitto internazionale e l’aumento del prezzo della benzina: lo stesso Trump ammette che i costi energetici potrebbero restare alti, riconoscendo il punto di debole della sua “strategia”. Intanto in Europa la crisi energetica inchioda al suo ruolo Christine Lagarde che rinuncia alle dimissioni.
Chi lavora con l’innovazione è Melissa Ferretti Peretti, country manager di Google Italia che intervistata dal Corriere della Sera presenta il suo progetto “AI works for Italy”, focalizzato su istruzione e lavoro. Si tratta della formazione nel campo dell’intelligenza artificiale di 13 mila studenti universitari e corsi intensivi per lavoratori.
A proposito di donne ai vertici, secondo Il Fatto Quotidiano, l’ex ad di Terna, Giuseppina Di Foggia, indicata come nuova presidente Eni, pretende una buonuscita di 7,3 milioni, anche se, scrive il quotidiano, Eni come Terna è controllata da Cassa depositi e prestiti, e la policy non prevede buonuscite per chi resta nel gruppo. Secondo il Fatto Di Foggia sarebbe stata nominata “forte del suo rapporto con Arianna Meloni“.
Intanto in Italia, il clima incerto ha già fatto contrarre i consumi. Sul Sole, Guendalina Graffigna, “direttore” di EngageMinds Hub, dell’Università Cattolica, sostiene che oltre a redditi bassi e prezzi alti, ci sono anche altre ragioni, come “la percezione di essere vulnerabili, indipendentemente dalla capacità economica. Un atteggiamento di sfiducia che lascia sospesi”.
Chi è sicuramente sospesa è la mamma che non trova posto per la prole all’asilo nido. Secondo il rapporto della Fondazione Agnelli, che molti giornali hanno pubblicato, In Italia 32 bambini su 100, da 0 a 3 anni, trovano posto al nido. Un dato in crescita, ma in Francia si arriva a 60, e l’obiettivo in Europa è il 45 % entro il 2030. L’Italia è ultima. Quel che è più grave è che gli esclusi sono i bambini e le bambine delle famiglie meno abbienti, a causa delle rette onerose. Il rapporto evidenzia che in 20 anni la distanza fra famiglie ad alto reddito e a basso reddito che utilizzano il nido è passata da 7,5% al 19%. La Stampa ha intervistato la sindaca di Settimo Torinese, Elena Piastra, che offre nido gratis con un Isee sotto i 28 mila euro, quasi il 100% delle famiglie: «Ma oltre a questo in Italia serve il congedo parentale obbligatorio». Restando in tema demografia , Avvenire riporta le proiezioni Eurostat e il commento di Adriano Bordignon sul calo drammatico della popolazione e la necessità di politiche familiari. Su la Stampa, Nathania Zevi, propone la diffusione della cultura del congelamento degli ovociti come risposta all’innalzamento dell’età della maternità.
Chiudiamo la pagina economica con il riconoscimento a una imprenditrice italiana: Diana Bracco, Ad e presidente del gruppo Bracco, ha ricevuto il premio. “Leadership & Innovazione”, della Camera di commercio Cremona Mantova Pavia con l’Università di Pavia, “Per essersi distinta nel campo dell’innovazione, nella valorizzazione del talento femminile, nella responsabilità sociale di impresa “
Sport
Meno male che – come hanno scritto alcuni giornali, su tutti Il Corriere dello sport e Libero che addirittura ne fa un titolo in prima – è “caduto il muro di Berlino”. Senza la notizia che arriva dalla Germania saremmo qui a cercare con la lente d’ingrandimento i pochi pezzi dedicati allo sport femminile dai giornali di questa settimana. Parliamo del fatto che per la prima volta nei 5 massimi campionati di calcio una donna, Marie Louise Eta, 34 anni, è stata chiamata ad allenare una squadra, l’Union Berlino, che milita nel principale campionato tedesco. Significativo il commento della società: «La scelta al femminile non è per fare colpo o guadagnare like sui social, ma è una dimostrazione di fiducia verso una persona capace di poter invertire la rotta». Ci sono voluti 63 anni, ma meglio tardi che mai. E sgombriamo il campo da eccessive illusioni: prendendo spunto dalle parole di Carolina Morace, la più forte calciatrice italiana di sempre, una che di soffitti di cristallo infranti se ne intende, il problema non è il talento, ma il sistema, perché mancano opportunità per le ragazze di emergere. Ma la vicenda ha purtroppo un amaro rovescio della medaglia, come apprendiamo da Avvenire: dopo la decisione, la società tedesca è stata inondata da insulti sessisti. Immediata la replica del direttore tecnico Horst Heldt: «Imbarazzante sentire certe cose al giorno d’oggi».
Sempre in ambito calcistico val la pena segnalare le considerazioni di Antonella Bellutti su Domani a proposito di discriminazioni: quando si dice che l’Italia è fuori dai Mondiali ci si dimentica che la nazionale femminile se la sta giocando. E il calcio delle donne, professionista dal 2022, ha imposto un nuovo modello che ha funzionato anche in termini di bilanci, sponsor, ascolti tivù. Tanto che questa settimana La Gazzetta dello sport e Tuttosport hanno dedicato ad altrettante protagoniste, Arianna Caruso e Giulia Dragoni, due paginate con intervista. Sfoderando, dopo la clamorosa vittoria per 6 a 0 con la Serbia, titoli come rispettivamente “Ragazze spettacolo“e “Azzurre d’assalto” .
La Eta non è l’unica ad aver compiuto un passo in avanti per la parità di genere: c’è una prima volta anche in un campo che sta a cavallo fra sport e televisione: ai Mondiali 2026 l’Italia non scenderà in campo, ma la giornalista Rai Tiziana Alla andrà negli Stati Uniti, in Canada e in Messico per raccontare come prima voce le sfide piu importanti. Il suo commento: «Vivremo in un mondo normale solo quando ciò che mi sta succedendo non farà più notizia».
Da segnalare gli exploit della nuotatrice Sara Curtis, 19 anni, che ai Trials di Riccione si impone con grande determinazione e una nuova consapevolezza frutto dell’esperienza americana. Qualche giornale comincia ad utilizzare per lei espressioni entusiaste sottolineando come la giovane velocista abbia vinto i 50 stile libero (record italiano) 18 ore dopo aver vinto i 100 stile libero, e tre giorni dopo il record italiano nei 50 dorso.
Spazio sui giornali anche per la famelica voglia di vincere dell’ Imoco Conegliano, vicina al suo nono titolo (ottavo consecutivo) nel campionato di volley e per la delusione di Jasmine Paolini che all’esordio nel Wta di Stoccarda si fa battere dalla turca Zeynep Sonmez n.78 del ranking e chiude l’incontro in lacrime. Grande preoccupazione perché Jasmine ha perso il sorriso e lo spirito sbarazzino che tanto piaceva.
Val la pena infine sottolineare che Federica Brignone (doppio oro a Milano-Cortina) è stata eletta per acclamazione atleta dell’anno Fisi. Per quanto riguarda il suo futuro non si sbilancia: i prossimi mesi saranno di sfida sportiva e di buon senso per la mia salute.
Sul Corriere della sera tuttavia c’è un’intervista di Flavio Vanetti che fa il pieno di stereotipi, vorrebbe essere brillante ma è imbarazzante, a Valentina Greggio, sciatrice, campionessa di chilometro lanciato, insegnante. È la sciatrice più veloce del mondo, può arrivare a 250km orari. Domanda: è femminista? ” Odio i maschilisti ma non sono femminista. Ma ho dimostrato che una donna può valere quanto un uomo in certe discipline». Domanda: “Si sente sexy con quella tuta?” Non ho idea ma questa tuta l’ abbiamo tutte quindi siamo tutte sexy” . Domanda “Poserebbe per un calendario? Non lo so, dipende da molte cose. Domanda “Una famiglia, dei figli? ” Ogni tanto ci penso, non so. Intanto il moroso aspetta.
Su Domani l’attenzione si sposta sul rugby femminile di Alessandra Giardini: «Non vogliono favoritismi, vogliono solo essere guardate». La tv le discrimina e per esempio non è andata in chiaro la partita del 6 nazioni contro l’Irlanda. Si parla di un mondo ancora piccolo: 6mila tesserate contro le 50mila dell’Uk. La Fir è l’unica federazione ad aver messo sotto contratto le atlete di interesse nazionale (26 nel 2026). Le rugbiste di serie A non sono professioniste ma hanno un reddito garantito di 1500 euro al mese e un fondo maternità.
L’ultima segnalazione la dedichiamo ad una notizia a cavallo fra sport e cronaca: la San Salvario ASD, polisportiva di Torino gestita con un modello comunitario e orizzontale, aveva deciso di ospitare a luglio la squadra di basket femminile della Palestina youth club del campo profughi di Shatila in Libano. La guerra ha al momento bloccato l’iniziativa ma – assicurano – loro non molleranno.
Come – è ovvio – non molliamo noi a rivendicare una volta per tutte un riequilibrio di genere nella narrazione sportiva.
CULTURA
Tra i danni collaterali delle guerre e in questo momento della guerra in Iran c’è la distruzione del patrimonio culturale. Sul Fatto Quotidiano leggiamo che secondo le statistiche ufficiali in cinque settimane di guerra i bombardamenti hanno distrutto 131 monumenti e musei. Una mappatura è già in corso ma ostacolata dal blocco di internet, come spiega la ricercatrice iraniana che risiede in Turchia Hasti Poodfoorosh. I danni sono concentrati a Teheran con 60 edifici coinvolti, poi a Isfahan e anche nel Kurdistan. Ma potrebbero essere anche maggiori. Inoltre, la scarsa rilevanza della protezione del patrimonio culturale è radicata nell’atteggiamento della rivoluzione che dal 1979 ha limitato i fondi a musei e monumenti.“La promessa di restaurare quanto è stato danneggiato, conclude Poodfoorosh, non è garanzia di lavori ben fatti o condotti davvero a termine, a giudicare dall’esperienza passata.”
Si ragiona di bellezza, questa volta della bellezza femminile, su Domani, in un articolo di Grazia Battiato dal titolo”Non chiamatela vanità, la bellezza è controllo”. Battiato ricorda l’uso di polveri sbiancanti al piombo che ha portato alla morte molte dame settecentesche, e cita il libro “How to be a Renaissance Women” di Jill Burke , storica dell’arte che racconta come i corpi delle donne siano stati presentati per secoli come progetti incompiuti, da migliorare costantemente, il corpo continua ad essere il luogo in cui si misura l’obbedienza ai codici culturali. La bellezza diventa un progetto, non un dono naturale e la medicina si trasforma, spostando il confine tra cura e conformità al modello. Dai farmaci per dimagrire alla chirurgia estetica. La body positivity sembra una parentesi chiusa. E l’uso del semaglutide off label, il principio usato per curare il diabete e oggi per dimagrire, è un segnale eloquente. Resta attuale il pensiero di Simone De Beauvoir, come scrive Michela Marzano su Repubblica in occasione dei 40 anni dalla morte, nel pezzo intitolato “De Beauvoir, le nuove prigioni del secondo sesso”. La sua filosofia serve ancora per capire i paradossi del femminile e una libertà conquistata solo in parte.
Addio a Laura Balbo, morta a 92 anni. Repubblica e Corriere ricordano la sociologa femminista, pioniera degli studi di genere e ministra per le pari opportunità negli anni 90.
Tra arte e guerra, la Biennale di Venezia. Sul Corriere si parla della Palestina che arriva alla Biennale senza un padiglione proprio, in quanto stato non riconosciuto dall’Italia, e sceglie quindi palazzo Mora per una bellissima mostra: “Gaza – No Words- See the Exhibit formata da 100 pannelli ricamati a mano da donne palestinesi che provengono dai campi profughi in Libano, Giordania, Cisgiordania. I ricami, Tatreez, nel tradizionale punto croce, raffigurano scene di Gaza, una documentazione indelebile delle atrocità compiute in Palestina.
Ed è una donna, sulla Stampa, che spiega la sua opposizione alla presenza della Russia alla Biennale. Katia Margolis, artista russa cresciuta negli anni del totalitarismo sovietico, vive da 20 anni a Venezia e ha organizzato la raccolta firme internazionale contro la decisione di Buttafuoco e del cda della Fondazione, rimasti inamovibili, di accogliere il padiglione russo, nonostante l’Ue abbia formalizzato il blocco di 2 miliardi di finanziamenti, e la contrarietà del ministro Giuli e della premier Meloni. L’artista auspica una Biennale del dissenso: «Stiamo organizzando un Padiglione Invisibile: in concomitanza con la mostra, riempiremo la città di manifesti con foto di artisti dissidenti, delle loro opere e parole».
Tra le interviste di spettacolo, l’attrice Matilda De Angelis che interpreta Lidia Poet, nella serie dedicata alla prima avvocata italiana: «La lotta femminista non è una guerra tra sessi, ma una lotta di tutte e di tutti. Nella serie c’è molta ironia perché una donna così potente deve anche prendersi in giro».
Ironia che non mancava alla Regina Elisabetta II. A 100 anni dalla nascita Londra mette in mostra il suo famoso guardaroba. Elisa Giordano sulla Stampa ci ricorda che «in questi abiti si riconosce una grammatica precisa del potere. Essere immediatamente riconoscibili senza risultare invadenti, distinguersi senza eccedere, rappresentare senza esibire. La moda smette di essere un ornamento e si rivela un dispositivo politico in senso pieno». Infine la brillante intervista a Rosanna Vaudetti , 88 anni, una delle signorine buonasera della nostra tv. Sulla Stampa ricorda il primo annuncio della tv a colori il 26 agosto 1972 per l’inizio delle Olimpiadi di Monaco: «La Malfa era contrario alla tv a colori perché gli italiani non erano adatti a questo consumo opulento, mentre Andreotti era favorevole» .
Questa rassegna è frutto del lavoro di squadra di Luisa Brambilla, Paola Farina, Laura Fasano, Paola Rizzi, Luisella Seveso, Maria Luisa Villa, Agnese Zappalà.
