Le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 hanno raggiunto un nuovo traguardo: 160 atlete nelle sei discipline del programma, ventiquattro in più rispetto al record dei Giochi di Pechino 2022.
Significa che mai nella storia dei Giochi paralimpici invernali così tante donne si sono cimentate sul ghiaccio o sulla neve. In tutto hanno gareggiato 611 atleti provenienti da 55 delegazioni, distribuiti tra sci alpino, sci di fondo, biathlon, snowboard, curling in carrozzina e hockey su slittino. Dentro questo sistema, le 160 atlete segnano il punto più avanzato raggiunto finora dalla partecipazione femminile e il dato diventa ancora più chiaro guardando la squadra italiana. L’Italia ha portato ai Giochi 40 atleti, di cui solo 5 donne. Cinque. In casa.
Eccole qui: Chiara Mazzel, Martina Vozza e la guida Ylenia Sabidussi (sci alpino); Orietta Bertò, Angela Menardi, Giuliana Turra (wheelchair curling).
Tra loro c’è Chiara Mazzel, sciatrice ipovedente dello sci alpino, scelta come portabandiera insieme allo sciatore René De Silvestro. Una scelta simbolica, ma anche necessaria: nello sport paralimpico italiano la presenza femminile resta molto più fragile di quella maschile e più di altri ambiti sportivi, mostra con chiarezza cosa significhi intersezionalità. Qui si sovrappongono almeno tre livelli di disuguaglianza: genere, disabilità e accesso allo sport. Le atlete con disabilità incontrano più ostacoli per arrivare all’agonismo, meno strutture, meno programmi federali, meno sponsor.
Eppure proprio da questo spazio marginale arrivano alcune delle storie più forti dei Giochi. L’americana Oksana Masters, atleta con amputazioni multiple, ha dominato il fondo e il biathlon paralimpico conquistando tre ori e diventando una delle sportive più decorate della storia paralimpica. L’austriaca Veronika Aigner, ipovedente, ha vinto due ori e un argento nello sci alpino coadiuvata in pista dalla sua guida Lilly Sammer. La sudcoreana Yunji Kim, diciottenne, ha conquistato l’oro nel biathlon sitting regalando alla Corea la prima medaglia paralimpica femminile individuale nella storia dei Giochi invernali. Sono risultati sportivi, ma sono anche una fotografia sociale: quando lo sport diventa accessibile, le donne arrivano.
Milano Cortina ha provato a lavorare anche sul linguaggio. Il Comitato organizzatore ha diffuso tra media e federazioni le Portrayal Guidelines del CIO, linee guida pensate per evitare stereotipi nel racconto degli atleti con disabilità e garantire una rappresentazione equilibrata delle atlete.
Durante i Giochi, alla Casa Paralimpica di Cortina la Fondazione Milano Cortina 2026, il Comitato Italiano Paralimpico e l’OSCAD (Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori) hanno presentato anche il Manifesto contro ogni discriminazione nello sport, accompagnato dal progetto educativo “Parità in campo”, pensato per portare nelle scuole una rappresentazione più inclusiva dello sport e delle atlete con disabilità. Sono segnali culturali importanti.
Poi però arrivano le contraddizioni, che nei Giochi paralimpici diventano sempre rivelatrici.
Una ascoltatrice della rassegna stampa “Prima Pagina” di Radio3 Rai ha segnalato che la sala stampa delle Paralimpiadi non sarebbe accessibile alle persone con disabilità. A Verona, sede della cerimonia inaugurale, diverse associazioni hanno inoltre denunciato che molte delle rampe installate per l’accesso all’Arena erano strutture temporanee, rimosse subito dopo l’evento, mentre gli interventi strutturali di abbattimento delle barriere risultano ancora incompleti nonostante un investimento pubblico superiore ai venti milioni di euro.
Le Paralimpiadi funzionano così: progresso e incoerenza nello stesso fotogramma. Il punto però resta chiaro: mai così tante donne hanno gareggiato ai Giochi paralimpici invernali e quando le donne entrano nello sport, anche nello sport paralimpico, cambiano le statistiche, cambiano le storie e cambia il modo in cui la società guarda alla disabilità.
Lo sguardo di genere serve esattamente a questo: vedere dove il cambiamento è già iniziato e dove, invece, resta ancora tutto da fare.