Antonella De Ninno è una scienziata, fisica sperimentale. E’ stata allieva del noto Emilio Del Giudice ed ha ricevuto nel 2004 la medaglia “Giuliano Preparata” per la sua sperimentazione della “fusione fredda”, ma in questo libro si comporta e si racconta come una turista della scienza. Non è un racconto biografico, quanto la divulgazione di un ragionamento critico sul metodo scientifico, ripercorrendone alcuni pilastri ed alcune delle sue ricerche più importanti, con l’intento di contribuire ad una visione filosofica della conoscenza, che va oltre ciò che è misurabile.
Si passa così dal capitolo sulla meccanica quantistica al vuoto quantico, dalla “entanglement” alla scoperta della complessità ancora misteriosa delle molecole dell’acqua, fino allo studio della coscienza come problema filosofico e scientifico. Insomma, un libro che ci mette alla prova, per capire se dietro quelle parole riusciamo davvero a coglierne qualcosa di utile anche per noi. Nel farlo, però, e nel condurci con metodo e coscienza critica nel retrobottega della scienziata, De Ninno intende sfidarci a capire il senso principe della scienza e ci avverte: la scienza non dovrebbe mettersi su di un piedistallo ed attribuirsi di possedere la verità, ma solo la sua propensione alla ricerca. Lo scienziato non è un sacerdote, ma un novizio, chiamato ad una vita di impegno e di rispetto verso il creato, ma soprattutto di responsabilità verso le sue ricerche.
Antonella De Ninno, fisica, laureata all’università “La Sapienza” di Roma nel 1984 aveva il sogno di fare la scienziata sperimentale e ci è riuscita, anche grazie alla sua ingenuità di turista curiosa. Ha vissuto tutto il suo percorso facendosi guidare soprattutto dalla passione e dalla determinazione a non mollare, nonostante la scienza si direzionasse altrove, verso la industria, il potere, la ostentata razionalizzazione maldestra dei finanziamenti, ma, paradossalmente, alle ricerche più costose, perdendo di vista la rotta verso la conoscenza.
Sembrerà una cosa scontata, ma proprio oggi che la scienziata De Ninno è a buon punto della sua carriera lavorativa, ha deciso di farci entrare nella sua dimensione e di spiegarci l’inganno in cui da ragazza ingenua non è caduta, ma in cui nessuno dovrebbe cadere: quello di identificare qualcosa, parafrasando la descrizione del cavallo, solo in base a codici predefiniti e non alla conoscenza esperienziale dell’animale stesso. L’esempio ed il titolo del suo libro, infatti, è stato tratto proprio dalla buona letteratura, da un racconto di Charles Dickens: “Hard Times”.
Ambientato nell’Inghilterra vittoriana ed in piena industrializzazione è la storia del signor Grandgrind, un educatore che interroga una sua allieva sulla descrizione del cavallo, che la bambina conosce bene perché lo vede e lo accudisce tutti i giorni. Eppure il maestro non vuole la realtà, la sua esperienza diretta, quanto la descrizione tecnica, codificata, predefinita, che la porterebbe a parlare in un altro modo, a rappresentarlo diversamente. Un tema questo molto interessante, perché non siamo più abituati a discuterne a cielo aperto, inoltre, la comunità degli scienziati rischia di trasformarsi in una di “mutue congratulazioni”, mette in guardia De Ninno.

La descrizione del cavallo. Saggi sulla scienza malata e sulla fisica che resiste , di Antonella De Ninno, ed. Rosi, pagg. 251, euro 14,99.