Legge elettorale e livelli di testosterone, preferenze e questioni di genere | Giulia
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Legge elettorale e livelli di testosterone, preferenze e questioni di genere

Il cosiddetto Stabilicum è passato alla Camera, senza l'emendamento della maggioranza sulle preferenze che nella sostanza aboliva l'alternanza di genere. Ora passa al Senato e il pericolo non è fugato.

Legge elettorale e livelli di testosterone,  preferenze e questioni di genere
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Paola Rizzi Modifica articolo

19 Luglio 2026 - 12.29


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Il ministro della guerra Usa vuole misurare il livello di testosterone dei soldati, donne incluse, per eventualmente integrarlo e così migliorarne le prestazioni sui campi di battaglia. A noi per la verità sembra che di testosterone in giro ce ne sia anche troppo. Dalle nostre parti il nuovo eroe nazionale è un gioielliere giustiziere con la pistola, che vorrebbe che i genitori dei rapinatori fuggitivi che ha ammazzato gli chiedessero scusa. La pistola è anche lo strumento caro ad un parlamentare, tale Pozzolo, che ad una festa di Capodanno ha sparato per sbaglio a un tizio e alla Camera si diletta in lezioni di grammatica istituzionale, abolendo il femminile – Meloni docet- per indicare la collega seduta alla presidenza. Tutti meriti sul campo che lo hanno portato nelle file dei machissimi vannacciani. I tempi sono questi e non stupisce per niente che a farne le spese sia, tra le moltissime altre cose, anche la democrazia paritaria. La legge elettorale appena licenziata alla Camera presenta uno svariato numero di criticità, sulla questione dell’equilibrio di genere abbiamo rischiato grosso ma resta un punto sensibile.

 Per la serie il mondo al contrario, per restare in tema vannacciano, molta enfasi a questo aspetto è stata data soprattutto dai giornali della destra, nel momento climax dell’emendamento della maggioranza per il ripristino delle preferenze, bocciato per un voto. «Il governo va sotto. Colpa delle donne» ha titolato Libero. Sulla stessa linea gli altri giornali fiancheggiatori del Governo, per sottolineare la ribellione trasversale delle parlamentari ad un comma dell’emendamento, caro pare al ministro Calderoli- quello che diede dell’orango ad una ministra e non ha mai pagato un penny per questo- che aboliva sostanzialmente le norme per garantire l’alternanza di genere nelle liste. Testosterone a ruota libera, sotto l’egida della prima presidente del consiglio, che sceglie come self identity il maschile e che avrebbe così messo la firma ad una legge elettorale obiettivamente “contro le donne”. Essendo il voto segreto e in assenza di confessioni, non ci sono certezze, ma è partita la caccia alle “franche tiratrici” del centro destra rimaste non identificate. Come ha sottolineato con il consueto acume sulla Stampa Flavia Perina in uno dei pochi editoriali sul tema, la declinazione al femminile delle traditrici «completa un ulteriore step di parità». E mostra che le donne se fanno rete, o lobby, potrebbero anche contare.  

Ai voti successivi si è comunque tornati nei ranghi: bocciati a larga maggioranza due emendamenti di Avs e di Italia Viva che puntavano a introdurre meccanismi più stringenti per garantire l’alternanza di genere al 50%. Quello che è uscito dal voto definitivo alla Camera per ora vede abolizione dei collegi uninominali e liste bloccate, composte da un massimo di sei candidati, con alternanza di genere. Nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60%. Com’è adesso. Il tema è finito fuori dai radar dei media.

Durante la discussione precendente al voto sulla questione di genere si erano confrontate due posizioni, pro e contro le preferenze: secondo un appello sottoscritto da uno schieramento trasversale (Silvana Comaroli Lega, Isabella De Monte Fi, Chiara Gribaudo Pd, e Luana Zanella Avs), le preferenze premiano la forza delle reti personali, disponibilità economica e notorietà e tendono perciò a penalizzare la presenza femminile. La storia recente ci dice, come ha ben spiegato la statistica Linda Laura Sabbadini, che questa presenza dopo le elezioni del 2022 (32%) è scesa rispetto alle elezioni del 2018 (35%) nonostante le candidature fossero alte (44%), per colpa delle pluricandidature. Se lo stesso candidato si presenta in più collegi, nel momento in cui viene eletto e ne sceglie uno, cede il posto al secondo in lista. Guarda caso, le donne con più candidature erano il doppio degli uomini: il risultato è che ogni donna eletta ha lasciato il posto, negli altri collegi, a un uomo.

I trucchi del patriarcato straccione per ingarbugliare le carte sono infiniti, e ora che il disegno di legge passa al Senato, dove non c’è il voto segreto, con l’intenzione manifesta del Presidente del Senato Ignazio La Russa di reintrodurre l’emendamento sulle preferenze seppure con qualche modifica, il rischio non è del tutto fugato.

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