C’è un meme di Trump che sta facendo il giro del mondo. E c’è un libricino che ci aiuta a capire perché non dobbiamo considerare Meloni una sua vittima. Lo ha scritto la giornalista Caterina D’Ambrosio, titolo Femminile sovranista, con uno sguardo privilegiato dopo nove anni di lavoro nella comunicazione dall’interno di parlamento e senato. D’Ambrosio ripercorre i primi tre anni del governo Meloni, ci aiuta a unire i puntini, al di là dei proclami e della propaganda, a stare nella realtà delle cose perché tra il dire e il mare ci sono di mezzo i fatti.
Dal diritto all’aborto al femminicidio, passando per il mondo del lavoro, il libro ci offre riferimenti e dati inequivocabili sulle aspettative e le delusioni del primo governo con a capo una donna ma che ha penalizzato proprio le donne. Perché il corpo delle donne – sottolinea D’Ambrosio – è il luogo «dove consumare una battaglia ideologica, senza esclusione di colpi»
Il primo governo con una presidente che si fa chiamare Il presidente, in linea con una visione uomo-centrica della società (sono brava come un uomo, questo significa la declinazione delle professioni al maschile) basata sul mantra “Dio, Patria e Famiglia” che la stessa Meloni ha osannato nel 2019 al Congresso mondiale delle famiglie, reunion delle ultra-destre e dei movimenti religiosi più integralisti proprio rispetto all’autodeterminazione femminile.
Dalla prima donna alla guida della nazione ci si sarebbe aspettati che stesse dalla parte delle donne – scrive D’Ambrosio-, ma non è stato così.
“Il corpo è mio ma ci pensa il Governo” titola il capitolo sulla salute sessuale e riproduttiva delle donne che ripercorre lei scelte più significative di questi tre anni in cui la “visione” rispetto alla libertà di scelta si concentra sull’utero e la sua funzione anziché sui diritti e i desideri delle persone, sul proporre politiche per la famiglia adeguate a progettare di farsi una famiglia senza dover rinunciare alle proprie ambizioni professionali.
Un capitolo è dedicato al lavoro e alla conciliazione casa-lavoro che penalizza sempre di più le donne. Un esempio: la riduzione dei fondi Pnrr per gli asili nido che alla fine delle varie modifiche fa scendere i posti in più previsti da 264.000 a 150.480, soprattutto al Sud. E nelle famiglie, nella coppia, chi starà a casa in mancanza di sostegno? Chi farà un secondo o terzo figlio se a malapena si riesce a barcamenarsi con uno?
Anche i provvedimenti di sostegno come il bonus mamme e il congedo parentale non hanno un carattere strutturale ma andranno rinnovati=finanziati di anno in anno. Ma come può una coppia fare programmi in un contesto così instabile?
D’Ambrosio ci porta con sé in una riflessione sul calo della natalità, sulla presunta naturalità della famiglia tradizionale, sulla gestazione per altri che fino a che riguardava al 90% coppie eterosessuali non disturbava nessuno ma guarda caso è divenuto oggetto di accanimento con il crescere della scelta nelle coppie omogenitoriali sotto un governo per cui la lotta al fantomatico “gender” pare essere uno degli obiettivi principi, in linea con le politiche di Trump e di Orban, amici storici di Meloni come testimoniano le centinaia di foto che in rete li ritraggono sorridenti, abbracciati e felici di perseguire i propri obiettivi comuni.
Ho ripensato al libro in questi ultime settimane di tweet e meme di Trump rivolti a Meloni, narrata spesso come vittima di un bullo senza freni.
Non cadiamo nell’errore di considerare Meloni una vittima. Non è certo una sprovveduta ma una donna che è sempre riuscita a destreggiarsi in un mondo maschile dove la parità di genere smuove sorrisi paternalistici, dove alle donne si lascia spazio finché non disturbano per zittirle quando smettono di stare al loro posto. In questo mondo, con questo tipo di uomini, ha saputo muoversi con destrezza nella sua carriera politica e continuerà a farlo.
Il capitolo del libro più dolente D’Ambrosio lo dedica al tema della violenza contro le donne. Una donna al governo e “la dotazione delle risorse per i centri antiviolenza è diminuita, i consultori sono a rischio chiusura”. Si è intervenuto soltanto con provvedimenti di tipo punitivo -che rassicurano chi di violenza non si occupa- penalizzando invece gli aspetti che intervengono sul piano culturale (si pensi al decreto Valditara), unica strada per prevenire la violenza, come indicato dalla stessa convenzione di Istanbul ancora disattesa su tanti unti, non ultimo l’impegno finanziario. Senza risorse le intenzioni restano sulla carta, gli sbandierati cambiamenti non cambieranno un bel niente. Nero su bianco, questo prezioso libricino ci mostra come questo governo presieduto da una donna, che avrebbe potuto rappresentare una rivoluzione per tutte le altre donne, rischia invece di riportare indietro le lancette del tempo sia per le donne che per tutte le persone che abitano questo nostro paese.
Già fresco di ristampa, è disponibile in libreria e sulle piattaforme.
Femminile sovranista. Giorgia Meloni e il corpo delle donne, di Caterina D’Ambrosio, Tan edizioni, pagg.102, 9,50 euro.
